Dialogo con Vanessa

Quintessenza, 2011

1 copertina del libro

IMG_0834D’improvviso, l’inatteso accade. È stupore di un incontro, incanto di una presenza piena di meraviglia che, al pari della torpedine marina a cui Socrate assomiglia, ti dà la scossa e ti stordisce, lungo l’istante in cui si avvicina e ti tocca. È un attimo, ma quell’attimo è folgorante.

L’empatia, intuita nella sua seducente immediatezza, fa vibrare le corde di un desiderare profondo, sopìto, eppur vivo e mai domo, e apre al delicato sorriso dell’entusiasmo e al caldo abbraccio della passione. La fuga degli sguardi si fa storia, l’istante si distende nel tempo dell’ironico e spensierato intrattenersi, così come del dialogare profondo e arricchente. L’intuizione dell’inizio si trasforma in progetto condiviso, e l’interesse cresce nel prendersi cura del mondo dell’altro.

Nasce così questo dialogo con Vanessa, non solo per incuriosire il lettore con la spontanea vivacità del rapporto tra due generazioni, che affrontano il rischio di una riflessione sull’esperienza amorosa, ma soprattutto per condurlo a comprendere come la filosofia abbia bisogno della verità dell’amore.

IMG_0747IMG_0699

Se la filosofia è amore verso la sapienza, lo sguardo della ragione è lo sguardo innamorato di chi, come Diotima, accompagna, guida, convince, seduce, con la pazienza e la potenza di un argomentare non ridotto ad atto puramente logico e formale, ma in cui risplende la bellezza dei colori che arricchiscono il dialogare abitato dall’amore.

Il nostro dialogo vuole, in realtà, sedurti, caro lettore. Per questo, ti invitiamo ad accompagnarci lungo l’intera giornata di mare in cui si svolge il nostro conversare e ad aprirti alla meraviglia, toccato dall’irresistibile fascino di scogli accarezzati dalle onde e dalla nitidezza di tracce scavate nella sabbia. Potrai così scoprire quel conoscere che è amore, perché il dialogo degli innamorati è il modo di accogliere la sapienza di una verità che si rivela come altra proprio in quanto è ospitata, e la cui assenza si dà nel visibile comunicarsi della  presenza.

Biblioteca GrignascoCi incamminiamo insieme, allora, certamente entusiasti ma anche concentrati, perché il nostro è il viaggio di una filosofia seducente e viva, che intende reagire a quell’eros povero di verità Grignasco Biblioteca 2011che la nostra società erotizzata ogni giorno ci propone, non con generiche ricette, né dispensando facili consigli, bensì con l’invito ad avventurarsi in un pensiero dentro l’amore.

Ti troverai innamorato e, come succede a noi, potrai scoprire la bellezza di un’esistenza piena e felice, perché bella è la finitezza quando si realizza nell’autenticità e nella ricchezza del nostro relazionarci nell’amore, testimonianza vivente di una traccia cui apparteniamo.


Vanessa Mucchietto 

Biblioteca Grignasco 2011La possibilità di partecipare alla realizzazione di un libro di filosofia è nata tre anni fa, mentre ancora frequentavo il liceo. Durante il quinto anno, il professor Borelli mi ha proposto di affiancarlo nella stesura di un testo dedicato al tema dell’amore, che avrebbe voluto scrivere in forma di dialogo. Ho accettato molto volentieri, sia perché in terza e in quarta mi aveva incuriosita il corso di approfondimento da lui tenuto sulla filosofia e l’amore sia perché avevo già collaborato con il mio professore per un altro importante progetto.

Sono così iniziate le nostre conversazioni, che sono proseguite e intensificate negli anni dei miei studi di biologia all’università (estati comprese!) e che mi hanno permesso di fare un’esperienza di ricerca filosofica diretta, viva e personale. Abbiamo fatto un percorso originale, tutto nostro, che ci ha portato a confrontare punti di vista diversi, in quanto appartenenti a esperienze di vita e a generazioni anch’esse diverse. In questo modo, il testo non risulta dedicato solo a un pubblico abituato alla lettura di testi filosofici, ma si rivolge e può essere compreso anche dai giovani della mia età.

IMG_0702 IMG_0712Questa esperienza è stata per me un importante stimolo di crescita: tramite gli occhi filosofici e i pensieri profondi del mio professore ho potuto comprendere i differenti aspetti dell’amore e capire meglio le cose che accadono e si verificano quotidianamente.

Ho potuto constatare come troppo spesso le persone e i giovani si soffermino sulla superficie senza andare in profondità, si lascino trascinare dalle sensazioni senza riflettere realmente, oppure non siano capaci di dare pieno valore alle relazioni in cui sono coinvolti.

All’inizio, il cammino mi sembrava ripido e difficoltoso, non solo per i concetti affrontati ma anche per il tempo necessario a tradurli in parole. Dopo, invece, l’ho trovato piacevole e simpatico, perché riuscivamo a capirci con facilità e il nostro dialogo diventava sempre più interessante, spontaneo e coinvolgente.

Bellinzago BibliotecaOggi, a lavoro ultimato, posso dire di essere veramente soddisfatta e felice dell’esperienza che ho vissuta e del risultato che abbiamo raggiunto. Per questo, spero che chi leggerà La ragione innamorata saprà cogliere e vedere quello che io e il mio insegnante abbiamo cercato di costruire e di trasmettere.


Postfazione di Ugo Perone

Borelli tenta il difficile e rischioso esercizio di parlare di filosofia con un linguaggio piano e attraverso il filtro – socratico, ma moderno – di un dialogo tra allievo e maestro, in questo caso tra allieva e professore di filosofia in liceo. Solo il lettore, e a maggior ragione per una proposta come questa, solo ogni singolo lettore potrà considerarsi arbitro del successo dell’impresa. Certo, se più di un giovane si sentirà interpellato da queste pagine, allora si potrà comunque dire che la scommessa è riuscita. Si potrà cioè concludere che questa strana e astratta disciplina che si chiama filosofia, e che corre oggi il rischio di un crescente isolamento accademico, ha qualcosa da dire all’esistenza concreta di ciascuno, che essa addirittura può suscitare emozioni, senza precludersi nessun tema.

Che la filosofia sia amore, s’è sempre detto. Ma subito dopo, quest’amore si è fatto amor intellectualis, forma del sapere, e infine scienza. È difficile pensare che questo amore faccia innamorare. Eppure di un amore che fa innamorare sembrano pieni giornali, romanzi, film, persino i discorsi quotidiani. Ma anche quest’amore da feuilleton scivola facilmente altrove, si fa desiderio narcisistico di autoaffermazione, passione sensuale, godimento sessuale. È difficile sottrarsi alla forza di questa passione, ma è non meno arduo reggerla come una struttura di senso per l’intera esistenza. E ancora: il discorso religioso ricorre sovente al tema dell’amore come alla forza che può orientare la vita, ma poi sembra impaurirsi di fronte alla potenza disordinata dell’eros e inventa un altro amore, più puro, l’agape. Anche qui appare difficile tenere il passo dell’amore.

Presentazione Novara

Borelli scommette sul fatto che la filosofia possa tornare alle origini ed essere al tempo stesso modernissima; nutrirsi di Socrate e di Platone, ricorrere ai miti e contemporaneamente cimentarsi con gli sviluppi novecenteschi dell’ermeneutica e della fenomenologia, con una nuova e spiccata attenzione per la corporeità. Attraverso questa torsione moderna, che egli ripetutamente mette in atto, si può cercare di riproporre, senza timore di ambiguità, il tema di un amore che fa innamorare come il tema cardine dello sguardo propriamente filosofico. Per questa via nulla è rifiutato, ma nulla è accolto acriticamente. Non è rifiutata né l’emozione, né la passione, né la fisicità di eros, ma neppure è sottaciuta la trascinante spiritualità che proviene da un incontro con l’altro – sia egli uomo, donna o Dio.

L’amore è sconvolgente esperienza di finitezza: sperimentazione del fatto che non basto, né mi basto; ma è al tempo stesso un’esperienza che mentre conduce al di là, senza per questo portare mai altrove. In questo senso l’amore è intrascendibile come la condizione finita dell’uomo, ma è anche sigillo che in quest’intrascendibile finitezza è all’opera un ininterrotto trascendere. Dall’amore, dice Borelli, si è toccati. E questo toccare deve essere preso in senso molto fisico: un contatto, persino una ferita, che attraversa la mia pelle. Ma una ferita che guarisce (nel migliore dei casi senza mai risanare!) soltanto prolungando il contatto stesso. La domanda dell’amore è appunto: chi mi ha toccato? Quel tocco può essere solo fisicità ed emozione, una freccia che attraversa il corpo e colpisce al cuore, ma poi non cambia nulla e dura il tempo di un istante, oppure una forza di trasformazione che si fa corpo con il corpo, che si incarna e che fa volgere verso quell’altro da me che mi ha toccato.

Sala FaraggianaLa pelle non è la superficie, ma il bordo dove carne e spirito si intrecciano. Lo dice anche la sapienza medica antica e moderna, che dalla luminosità della pelle legge lo stato di salute dell’intera persona, inclusa la sua condizione spirituale. La pelle, come il pudore, offre e nasconde al tempo stesso. Difende l’intimità dello spirito, ma lo offre nella ostensione del corpo; esattamente come il pudore che protegge dallo sguardo oggettivante, ma non accusa vergogna nella semplicità della donazione. La pelle, potremmo dire, è il luogo finito in cui si svolge il gioco infinito di un amore, che, quando accade, accade sempre da fuori e perciò scompagina ogni misura troppo ristretta e destina a una relazione.

Del resto, come già sapeva la sapienza greca, eros è un dio intermedio. Perciò, forse, può piacere a noi moderni, destinati a quella finitezza dell’esistenza che è essa stessa uno stato intermedio: tra il tutto e il nulla, tra il bisogno e il desiderio, tra la chiusura nell’istante e un’apertura illimitata.

Firenze Università 2012

Cercare di dire queste, e altre, cose senza lo schermo della citazione (anche se nutriti da molte letture e da molti rimandi) è sicuramente un atto di coraggio. Si è in certo modo senza reti di protezione. A ogni passo si rischia di sbagliare la misura giusta e Firenze L'Affratellamento 2012la parola opportuna, scadendo nella retorica o nell’eccesso di semplificazione. E tuttavia forse proprio la lunga esperienza di insegnamento liceale sorregge e guida Borelli in questo tentativo. Poiché egli sa, proprio da quell’esperienza, che i giovani attendono una parola diretta che li coinvolga e che essi, proprio nel dialogo, sanno cogliere l’intenzione che la guida, ancor prima e al di là delle sue stesse formulazioni. La parola che viene qui detta è filosofica. Essa non vuole edificare e neppure propriamente educare. Vuole entrare nella pelle di chi ascolta, il che vuol dire, paradossalmente, non fermarsi alla superficie, ma coinvolgere e agire nel profondo; vuole aiutare a pensare, ma con una ragione non solo calcolante e raziocinate, bensì anche innamorata, e perciò capace di far innamorare.

Secondo impliciti canoni aristotelici il dialogo si svolge nello spazio di una giornata, dalla prima mattina all’ora del tramonto. E l’ultima parola della giovane interlocutrice, di Vanessa, che non è solo finzione letteraria, è che, pur tuttavia, «è ancora chiaro». Il dialogo filosofico non si spegne con la luce declinante del giorno, come del resto l’amore non declina con il tempo, ma si trasforma sempre di nuovo.

Per acquistare cliccare qui