Filosofi, biblisti e teologi a confronto

Ma-voi-chi-dite-che-io-sia?
PASSIO 2014 – ECCE HOMO! IL VOLTO DEL DIO FIGLIO

Essere figlio, essere figlia. Il dato esistenziale originario, che accomuna ogni uomo e ogni donna, è il tema della sesta edizione di Passio, progetto della Diocesi di Novara, a cura del Comitato coordinato da don Silvio Barbaglia. La radice prima e intima dell’umanità, che Gesù incarna per spiegare la relazione che unisce lui e ciascuno a Dio, il Padre dei cieli.

_MG_0002Il 9 maggio nel Seminario San Gaudenzio di Novara abbiamo organizzato un convegno cristologico in tre sessioni, per interrogarsi sulla realtà del Dio e dell’uomo alla luce della storia di Gesù. Filosofi, biblisti e teologi si sono confrontati con    DSC_0411l’incarnazione, la realtà di quel “Dio Figlio” che rappresenta un “unicum nella storia delle religioni e chiede una radicale ricomprensione dell’umano e del divino.

Ho moderato la prima sessione, con l’obiettivo di approfondire ‘quale affinità’ tra Cristo e la filosofia, alla luce della svolta del pensiero moderno, che ha messo al centro la certezza della ragione e l’autoaffermazione della soggettività umana, e tenuto conto che “la contingenza, la fattualità di Gesù di Nazareth, profeta e Dio fatto uomo, è la spina nelle carni della filosofia” (X.TILLIETTE, La christologie idéaliste, Paris 1986, p.51).

A questo proposito, ho individuato due snodi fondamentali del pensiero moderno e contemporaneo: a) la cristologia dell’idealismo (in Cristo l’uomo/la ragione giunge alla sua verità), con particolare riferimento alla filosofia cristologica di Hegel; b) la fenomenologia della verità cristologica di M.Henry. La prima, per i determinanti influssi, tanto diretti quanto indiretti, che ha esercitato sulla filosofia e sulla riflessione cristologica dei teologi del Novecento; la seconda per l’originalità della ricomprensione della ‘verità’ del cristianesimo e, quindi, anche per le prospettive di dialogo interreligioso che è in grado di aprire (a questo proposito rimando al bel testo a cura di M.Fédou, Il Figlio unigenito e i suoi fratelli. Unicità del Cristo e pluralismo religioso, Jaca Book, Milano 2010).

  1. Il sistema hegeliano si pone come il grande tentativo di riformulare il contenuto cristiano all’interno delle coordinate della modernità, integrando dialetticamente (categoria della necessità) l’incarnazione e la croce – nuclei più profondi della cristologia – nella speculazione (Idea), e universalizzando (Concetto) un evento che si presenta come evento storico (la singolarità dell’uomo Gesù). La verità (Spirito assoluto) compresa come storia (‘Il vero è l’intero’), il finito risolto nell’infinito, il Figlio come cifra/figura del processo della comprensione di sé dell’Assoluto nell’altro da sé, quindi ‘tolto’ nel logos che rappresenta.
  2. La fenomenologia della verità cristologia di M. Henry (M. HENRY, Io sono la verità. Per una filosofia del cristianesimo, Queriniana, Brescia 1997; Parole del Cristo, Queriniana, Brescia 2003) affronta la ‘spina delle carni della filosofia’ alla luce della specificità della prospettiva cristiana. Se la verità del mondo è l’orizzonte di visibilità delle cose, la verità del cristianesimo è di natura differente e quindi non può essere ricompreso nella verità del mondo. La verità cristiana è verità fenomenologica pura, è manifestazione che si dispiega, non differisce da ciò che rende vero, non è rivelazione di un contenuto estraneo alla sua essenza: è auto-rivelazione. Il Figlio (la ‘verità cristologica’) è l’autorivelazione (fenomeno) di Dio che appare da sé, trasgredendo in tal modo la verità di questo mondo. Henry è oltremodo significativo in merito al tema stesso del ‘Passio’, in quanto si riferisce al ‘pathos’ come categoria chiave per segnalare sia la sofferenza di Cristo sia la ‘condizione patica’ dell’uomo che ‘sente la vita’ (‘autoaffezione’).

I due snodi del pensiero sono stati affidati alle relazioni, rispettivamente, di Maurizio Pagano (Università del Piemonte Orientale) e Alessandra Cislaghi (Università di Trieste).

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