Alla ricerca delle nostre radici

 

Alice Dinegro

Il fascino del Monte Pasubio è grande, ma è ancora più grande il rispetto che si prova nel percorrere i suoi sentieri, e la commozione nell’ascoltare il silenzio delle sue pietraie, pesante e immobile: ricorda il perfetto, l’infinito, lo statico, l’eterno. Tutto immobile e irreversibile: la pietra, il ricordo, la morte. Il massiccio fu teatro dei cruenti combattimenti avvenuti durante la Prima Guerra Mondiale, dove a fronteggiarsi si trovarono quasi 100.000 soldati tra italiani e austriaci. L’intero paesaggio sulla sommità del Pasubio fu sconvolto da combattimenti durati tre anni e mezzo, dal 1915 al 1918: ovunque la superficie è martoriata dai crateri delle bombe, si notano ancor oggi trincee e camminamenti, non di rado si trovano gallerie e ricoveri. La stessa fitta rete di sentieri che permette di percorrerlo in ogni direzione è stata approntata nel corso della guerra, sfruttando talvolta i percorsi precedentemente utilizzati da pastori, cacciatori e contrabbandieri.

Più di Pasubiodiecimila soldati vi morirono: in combattimento, per malattie e incidenti, travolti da valanghe. Sono soprattutto giovani che venivano dal reggimento Sassari o dalle brigate liguri 157 e 159, e che si slanciarono contro il nemico al grido “Di qui non si passa”.
È un luogo di grandi sofferenze, di chi ha compiuto ciò che un tempo era il più alto dei doveri del cittadino: servire e difendere la propria Patria. Un monumento ai caduti recita: “Oh tu che passi, sosta e prega per questi giovani che per la tua libertà sacrificarono la loro vita”, e noi, con la nostra sperienza, abbiamo voluto rendere onore a quei molti, sconosciuti, quasi dimenticati eroi.

Marianna Polito

All’inizio di quest’anno scolastico tutti gli alunni volenterosi del quinto anno hanno partecipato per tre giorni a una entusiasmante, quanto estenuante, uscita ad alta quota o meglio sul monte Pasubio, teatro di lotte armate e di guerre di posizione tra austriaci e italiani durante la prima guerra mondiale. Ad accompagnare il gruppo dei cinquanta dell’Antonelli c’erano gli ideatori della spedizione, i proff Borelli, Frassini, Marchi, Milani, tutti al seguito dell’esperta guida Claudio Gattera. Il primo giorno sotto le intemperie e il freddo pungente abbiamo percorso, per circa sei ore con uno zaino pesantissimo in spalla, la famosa ‘strada delle 52 gallerie’, scavate dai nostri soldati col fine di raggiungere il più velocemente possibile il fronte, in quelli che saranno stati almeno mille metri di dislivello. Percorso arduo e difficoltoso che richiedeva non solo un po’ di allenamento, insomma di fiato e di energia, ma anche e soprattutto di molta attenzione in quanto il fato ci era avverso. Proprio così, il destino non è stato molto clemente con noi! Come se la pioggia e le basse temperature non fossero sufficienti, ad attenderci lungo il cammino c’erano una nebbia fittissima, al pari di quella del novarese, che non ti permetteva di vedere né la strada da percorrere davanti a te né il dirupo sotto di noi, e il vento fortissimo contrario, che oltre a farti fare più fatica cercava di condurti dolcemente e quasi inesorabilmente verso il precipizio.

Pasubio Pasubio

Ma come si sa gli studenti dell’Antonelli sono di un’ottima tempra, tanto è vero che siamo riusciti tutti e cinquanta, chi più chi meno, a raggiungere il rifugio Achille Papa indenni. Infreddoliti e stanchi morti, dopo aver trascorso una giornata come veri soldati e dopo aver messo ad asciugare scarpe e vestiti, abbiamo affrontato un’ulteriore avversità… la lezione di STORIA DEL PASUBIO tenutaci dalla guida. Superata anche quest’ultima, distrutti e affranti non è stato molto difficile seguire il consiglio dei prof di andare a letto, o forse è meglio dire nei sacco a pelo, presto… anche se prima per scaldarci, noi maggiorenni, abbiamo provato l’ottimo whisky, la grappa e i vari liquori delle valli del Pasubio! Il secondo giorno, ormai allenati alla fatica, abbiamo raggiunto la sommità della Cima Palon (2232 m) dalla quale speravamo di poter godere di un ottimo panorama. Ma ovviamente, a causa della nebbia, a guardarsi intorno sembrava tutto bianco, neanche avessimo raggiunto il paradiso dantesco. Dopo esserci soffermati davanti ai cippi, al Cimitero della brigata Liguria e all’Arco Romano, dopo aver solcato le trincee, percorso la Galleria Papa e attraversato il Dente italiano e il Dente austriaco, luoghi che sono stati teatro dei combattimenti decisivi e quindi costituiscono la ‘zona sacra’ del Pasubio, siamo arrivati al rifugio Vincenzo Lancia. Ad attenderci questa volta c’erano le diaboliche diapositive sulla guerra al fronte… sarebbero state anche interessanti se non fosse che i tre quarti degli studenti erano talmente stanchi che a stento riuscivano a tenere gli occhi aperti! Quella sera nonostante tutto eravamo più svegli rispetto al giorno prima, chissà magari il merito va alla pennichella durante l’ultima lezione di storia del Pasubio, fatto sta che in molti giocavano a carte, alcuni suonavano e cantavano e altri si scambiavano massaggi per far fronte all’indolenzimento dovuto al peso dello zaino. Il terzo ed ultimo giorno è stato forse il più faticoso. Eravamo davvero distrutti! Lasciamo il rifugio e… perché non fare una ‘piccola’ deviazione al Corno Battisti?!

Pasubio Pasubio

E poi via, mille metri di sentiero tutto in discesa! Discesa a tratti davvero ripida e sotto una pioggia continua; con una stabilità del terreno piuttosto scarsa ci sono state anche delle clamorose cadute… nessuno però si è fatto seriamente male. Così, tra ragazzi che scivolano tra quelli che si lamentano e tra quelli che invece hanno comunque la forze di cantare per tutto il tempo riusciamo tutti a raggiungere il tanto desiderato traguardo, IL PULLMAN! Ormai non eravamo più solo ragazze e ragazzi ma DONNE e UOMINI che sfidando il fato sono cresciuti e maturati divenendo dei veri e propri SOLDATI.