Ornavasso

VIAGGIO NELLA RESISTENZA 

testo di Federico Vercellini

Museo della ResistenzaSergio Cerri è un combattente che dall’alto della sua veneranda età sembra faticare a riconoscere in noi alunni della 5H gli anni della sua giovinezza, così differente dalla nostra. Era poco più che ragazzino, appena compiuti diciotto anni, quando dovette prendere una scelta nel momento in cui, dopo l’8 settembre, l’ombra dell’Italia fascista si stava dissolvendo: rispondere alla chiamata alle armi dei repubblichini o unirsi a quei  ragazzi che   partivano per le montagne che circondano il suo paese.

Ma come abbiamo conosciuto il partigiano Cerri? Era un 26 aprile, appena un giorno dopo la commemorazione di una data simbolica e storica come la Liberazione dal nazifascismo, e anche i digiuni di storia conoscevano l’importanza di tale evento. Muniti delle nostre automobili, siamo partiti insieme al Professor Borelli e al Preside Dell’Era alla volta di Ornavasso, nell’Ossola, per la nostra ultima e per questo un po’ malinconica uscita di classe. A sopperire a questa nostalgia degli anni che passano per degli ormai diciannovenni è intervenuta la goliardia del viaggio autogestito, che faceva apparire il tutto un po’ meno scolastico, e la sicurezza di conoscere, almeno in parte, ciò a cui saremmo andati incontro. La nostra guida e l’itinerario ci riservarono invece alcune sorprese. Museo della ResistenzaAbbiamo trovato non un’anonima guida di fronte a un polveroso museo, bensì un (ex) partigiano che ci ha accolti al Museo della Resistenza, svelando una grande affabilità. Pieno di vita, il signor Cerri si occupa del Museo, visitato molto spesso da intere scolaresche, e narra le sue vicissitudini ai tempi della Resistenza, quando, insieme ai suoi compagni, faceva parte dei ‘fazzoletti azzurri’, la formazione apartitica che era venuta a crearsi per volere del partigiano Alfredo Di Dio al fine di coprire la zona ossolana. La scelta dell’edificio in cui ha sede questa installazione non è casuale, ma il motivo s’intreccia con l’elemento che ha reso davvero interessante la nostra uscita; al piano superiore, oltre agli innumerevoli pannelli informativi sui componenti della Divisione Valtoce, oltre alle vetrine con gli oggetti dell’epoca più disparati, ognuno denso della sua storia, è posta una comune credenza. In questa sono ancora visibili le schegge del proiettile di mortaio che, ai tempi, aveva sfondato il muro della casa, obiettivo dei nazifascisti. Questo particolare è il simbolo di ciò che di più importante abbiamo ricavato dalla nostra visita: un approccio diretto al fenomeno della Resistenza, periodo estremamente importante della nostra storia nazionale che, per un giorno, è uscito dai libri di scuola per venirci incontro. E questo è stato possibile sulle gambe di Cerri, il quale è riuscito a proiettarci nel passato, mutandolo in presente. Grazie a quest’uomo, il fascino della Resistenza ha potuto contagiarci per mezzo di aneddoti, ricordi, racconti scaturiti dalla lucida memoria di chi ha vissuto quegli eventi in prima persona e in prima linea.

Museo della ResistenzaDopo un breve percorso a piedi, è stato il momento del Santuario della Madonna del Boden, vicino al quale abbiamo compreso più a fondo la personalità della nostra guida. Infatti, a fianco del luogo di culto è presente una lastra commemorativa raffigurante un partigiano: il signor Cerri si è battuto per riuscire ad ottenere il diritto di esporla a perpetua memoria, come ha sempre combattuto lungo questi anni per la causa della Resistenza e per il fondamentale ricordo di essa. La mia impressione è che quest’uomo non abbia mai finito la sua battaglia e continui a portarla avanti, motivo forse della sua straordinaria vitalità.